Il consumo di carbone in Italia per i due impieghi fondamentali è attualmente dell’ordine  di 22 milioni di tonnellate, cui fra breve si aggiungeranno i fabbisogni stimati in circa 5 milioni di tonnellate.

Si può ragionevolmente ipotizzare un consumo vicino ai 30 milioni  di tonnellate che, ad un percentuale standard del 20% medio (ma che può arrivare al 50% per i cementifici) porta ad un mercato potenziale dell’ordine dei 5-6 milioni di tonnellate di combustibile alternativo.

Laddove si volessero aggiungere gli altri impieghi, il numero potrebbe aumentare considerevolmente.

Per le sole fonti rinnovabili (quindi comprendendo le biomasse) si prevede un aumento nella produzione di energia elettrica da 60 TWh nel 2009 a 107 nel 2020.

Attualmente si possono identificare come impieghi finali i seguenti settori industriali:centrali termoelettriche a carbone; cementifici; impianti dedicati per la produzione di energia; altri impianti di produzione di energia; produzione di ghisa con AF in sostituzione del carbon coke.

L’offerta di combustibili alternativi classificabili come CSS proviene da una serie di materiali, che possono essere utilizzati direttamente o previo trattamento in impianti dedicati.

I dati disponibili non consentono ancora di evitare duplicazioni di quantità (es. gli scarti di selezione plastica, o il ciabattato di pneumatici che alimentano impianti di CDR) o doppi impieghi.

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