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Corrado Clini

Corrado Clini

Grazie, sostanzialmente sarei un ventriloquo perché più o meno proprio volevo dire le cose che ha detto nella sua introduzione Camillo.

 

Io ricordo di una riunione che abbiamo avuto in Confindustria con i rappresentanti delle associazioni di categoria e i rappresentanti dei produttori di cemento, nel corso della quale abbiamo avuto  l’opportunità di scambiarci opinioni e da lì è partito il percorso di approvazione del decreto, anche se la questione è partito molto prima perché questa, come sapete, sono delle procedure che vengono usate in molti paesi europei per valorizzare i rifiuti per sostituire i combustibile fossile in molti cicli di generazione di elettricità ma anche di produzione industriale a cominciare dal cemento.

Come sapete in Italia ci sono state molte difficoltà per poter affrontare questa tematica in maniera razionale secondo i principi europei e abbiamo avuto, nel corso del 2012, una lunga procedura con la commissione europea e sostanzialmente siamo arrivati alla fine di un percorso che avrebbe potuto essere ulteriormente completato con il decreto del presidente della Repubblica che è stato bloccato in commissione ambiente alla Camera, dopo che al Senato aveva avuto il parere favorevole, con una motivazione francamente pretestuosa, ovvero che avremmo dovuto fare un’ampia consultazione per ritornare a discutere quelle tematiche che già erano state superate e soprattutto superate dal punto di vista della legalità e  dalla fattibilità tecnica attraverso il lungo confronto con la commissione sulle regole europee.

 

Questo per dire come sono andate le cose.

In ogni modo il provvedimento è operativo e sostanzialmente il tipo di procedura tecnica e amministrativo sono state individuate è applicabile. Adesso mi pare che il tema vero sia quello di costruire attorno a questo un consenso o almeno una informazione che sia adeguata, cioè che serva a spiegare e soprattutto che sia comparata e che metta in confronto fra di loro le diverse ipotesi e le diverse pratiche avendo chiaro che il primo problema che l’Italia deve affrontare e che attraverso questa soluzione può cominciare ad affrontare in maniera razionale e quello dell’uso delle discariche da Roma in giù, come soluzione prevalente per lo smaltimento dei rifiuti che è chiaramente contro le direttive europee e chiaramente contro le regole che ci siamo dati a livello europeo per la valorizzazione dei rifiuti come materia o come energia.

Questo è il primo tema e su questo tema il confronto l’ha fatto in maniera aperta sapendo che non è facile perché dietro al disastro della gestione dei rifiuti, da Roma in giù, non c’è soltanto incapacità amministrativa, non c’è soltanto quella logica assolutamente inaccettabile per cui sostanzialmente si galleggia per non scegliere, c’è la malavita organizzata e quante volte bisognerà ripeterlo. Da un lato abbiamo la Legambiente che organizza convegni e spiega che cosa vuol dire l’ecomafia in Italia e dove opera e quali sono le basi, e dall’altro lato abbiamo i comitati popolari per la protezione dell’ambiente che si oppongono alle soluzioni per la gestione razionale e legale dei rifiuti.

Purtroppo, anche se non lo sanno, sono l’azionariato popolare della malavita organizzata. [box title=”Contro la malavita organizzata”]Bisogna fare uno sforzo per legare le soluzioni che abbiamo, che certamente non è soltanto questa, ma con la raccolta differenziata e il recupero di materia che è prioritaria, ma occorre collegare queste soluzioni alla lotta per la legalità e bisogna chiedere alle amministrazioni regionali e locali un impegno esplicito su questo fronte.[/box]

Non basta fare le manifestazioni, ogni tanto, con rituali cortei e con le candele accese contro la mafia o contro la camorra e contro la ‘ndrangheta, bisogna scegliere e questa del CSS è una possibilità di scegliere.

Dico questo perché, mentre eravamo impegnati a mettere a punto questa soluzione, in Calabria, l’emergenza diventavano ancora più grave, in Sicilia abbiamo, avevamo, e abbiamo la situazione di Palermo che è scandalosa, che solo per ragioni che hanno a che fare con i misteri non è diventata un caso europeo, perché una gita alla discarica di Bellolampo aiuterebbe a capire che cosa vuol dire quel tipo di gestione dei rifiuti senza considerare tutto quello che c’è dietro l’azienda municipalizzata di Palermo che, giustamente, alla fine è andata a finire come doveva andare a finire.

CementeriaE perché mi viene in mente Bellolampo? perché in Sicilia ci sono gli impianti per produrre ed utilizzare il CSS ed invece di buttare i rifiuti in discarica, perché non si comincia ad utilizzare delle linee di produzione dei rifiuti solidi urbani finalizzata al CSS (Catania ndr) e poi utilizzarlo negli impianti e nelle cementifici della regione Sicilia, che possono cominciare a dare una risposta all’emergenza scandalosa e nello stesso tempo contribuire alla sicurezza dell’ambiente. Perché, tutti sanno, che abbiamo imposto delle emissioni agli impianti che utilizzano CSS sono molto più severi dei limiti che ordinariamente devono essere rispettati. Perciò c’è un vantaggio per l’ambiente e c’è un vantaggio per la  legalità.

E questo è un elemento.

L’altro elemento che è assolutamente critico e che richiede uno sforzo comune  di informazione, di comunicazione e di educazione. Riguarda il valore di quello che si può recuperare ovvero il valore di quello che si perde, e questo non è banale, perché noi l’abbiamo detto a livello europeo che la prospettiva della crescita della nostra economia, a livello europeo e a livello nazionale, sta nell’efficienza, e abbiamo anche detto e scritto che in questa prospettiva, quella che viene chiamata economia circolare, deve essere in qualche modo l’infrastruttura di riferimento.

[box title=”L’economia circolare”] L’ economia circolare vuol dire cercare di minimizzare la perdita di materia e la perdita di energia. Vuol dire recuperare tutto quello che si può recuperare e dare un valore a questo. [/box] In una dimensione economica e in una dimensione temporale che, sulla base dell’esperienze che già sono state realizzate, dimostra che alla fine c’è un risultato positivo dal punto di vista economico. Positivo per quello che si recupera, positivo per i costi che si riducano progressivamente rispetto alla gestione dei rifiuti tradizionale, positivo anche perchè consente di far entrare la cultura del recupero all’interno della pratica quotidiana della gestione dei nostri beni e dei prodotti di consumo.

E’ molto importante legare questa circostanza, cioè di avere uno strumento come il C.S.S., alla strategia più ampia di recupero di materia e di energia;

Vorrei dire, cioè, che ECOCARBON e CONAI fanno parte della stessa famiglia, fanno parte della stessa prospettiva e della stessa politica, non sono due cose in contrapposizione. Forse più in contrapposizione potrebbero essere gli inceneritori con i cementifici e le centrali termiche; ma il fatto che chi gestisce gli inceneritori sia preoccupato e un non senso perché, come sappiamo, l’inceneritore ha una funzione se riesci a trasformare il rifiuto in energia e calore, non solo come un mero impianto di smaltimento.

Allora il tema che noi abbiamo non è quello di aprire un conflitto fra chi gestisce gli inceneritori e chi gestisce i cementifici e le centrali termiche, magari attraverso la disinformazione della popolazione in modo che alla fine non si fa nulla e nessuno ha poi un risultato positivo.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di fare insieme una strategia per il recupero energetico dei rifiuti che possono essere recuperati per produrre energia diversamente dagli altri che possono essere recuperati come materia.

Perciò quello che io credo che si dovrebbe fare oggi in Italia è lanciare una alleanza per il recupero di tutte le materie, in tutte le sue forme e in tutte le sue possibilità, evitando invece di aprire un conflitto che sicuramente non aiuterà a capire e soprattutto non aiuterà dare una prospettiva di uscita da questa scandalosa gestione dei rifiuti, che, ripeto, riguarda quasi la metà del nostro paese, con costi che sono strabilianti.

Perché se invece di fare il costo all’anno si comincia a fare il costo storico a cominciare da quello che c’è costata l’emergenza rifiuti a Napoli, permettetemi di parlare di quella più nota, ci accorgeremo di quante risorse pubbliche sono state buttati al vento e di quante risorse energetiche e di materia sono state sprecate in nome di  che cosa? In nome di un principio di difesa dell’ambiente? No, guardate…. che cos’è la terra dei fuochi che cosa sono i suoli contaminati della provincia di Caserta che hanno messo fuori gioco le produzioni agricole e la produzione di mozzarella, se non è un risultato di una pratica e di politiche, che per evitare di gestire problemi, e sperare di risolverli nascondendoli sotto il tappeto, hanno creato danni che sono incalcolabili che poi si ribaltano su tutto un ciclo economico e sull’intera popolazione.

Io credo che dovremmo utilizzare questa occasione per creare proprio una capacità di comunicazione  e di informazione, una all’alleanza molto forte tra tutti quelli che credono nel nostro paese e possono contribuire a recuperare.

infine voglio dire, lo ha ricordato prima Camillo, che tutto questo gioco perverso… ci sono anche gli olandesi e i tedeschi e i svedesi che sostanzialmente puntano sulla nostra incapacità di gestire questa problematica per tenere aperti impianti che altrimenti dovrebbero essere chiusi e che fanno prezzi stracciati per tenerli aperti con i nostri rifiuti e che gli servono per riscaldano le loro case. Anche questo dobbiamo cominciare a spiegarlo bene, perché non si capisce come  mai i rifiuti di Napoli sono buoni per scaldare le case di Rotterdam o di Oslo e  non sono buoni per scaldare quelle di Napoli.

[box title=”Uso razionale del CSS-Combustibile”]Non si capisce il perché i rifiuti prodotti nel nostro paese sono buoni per essere utilizzati cementifici olandesi ma non sono buoni per essere utilizzati nei cementifici italiani. [/box] Io credo che il tema debba essere affrontato in questo modo in una prospettiva che non è quella di difendere una categoria che vuoi utilizzare un CSS per ridurre i consumi di combustibile fossile che poi, insomma, in termini di convenienza economica, c’è ancora da discutere dal punto di vista del produttore in cemento, però…, non stiamo parlando di un tema che riguarda un settore industriale, stiamo parlando di un altro pezzo, di un’opportunità che abbiamo nel nostro paese per uscire dalla “non gestione” dei rifiuti in gran parte delle regioni meridionali e dare invece una prospettiva in termini di valorizzazione anche per la crescita della nostra economia.

l’ultima cosa che voglio dire come la mia esperienza di ministro da questo punto di vista  è stata molto faticosa… posso dirlo….[box title=”Superiamo le barriere ideologiche tra regioni”]l’alleanza tra chi può offrire soluzioni per il recupero e anche uno strumento fortissimo per superare il conflitto tra le Regione.[/box]

Conflitto tra le Regioni che nasce da visioni localistiche che non tengono conto dell’interesse generale, né tantomeno dell’interesse economico.

Però io capisco il cittadino, parliamo di Venezia una città che conosco bene, che dice: ma perché devo prendere rifiuti della Calabria e della Campania perché loro non sono capaci a gestirli.

Noi paghiamo le nostre tasse anche perché loro gestiscano bene e loro invece, si rimandano indietro di più.

Capisco benissimo questo ragionamento. Ma questo non è ragionamento giusto

Il ragionamento giusto è: lì ci sono risorse che possono essere valorizzata, cerchiamo di valorizzarle, però per fare questo c’è bisogno che chi lavora per il recupero si muova, si metta insieme e dia una prospettiva in questa direzione

[box title=”Ecocarbon e CONAI una prospettiva di rinnovamento!”]E da questo punto di vista, ripeto, ECOCARBON e CONAI fanno parte dello stesso progetto e devono far parte di una stessa strategia.[/box]

grazie

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