E’  ormai  da  tempo  chiaro  e  generalmente  condiviso  che  il  sistema  di  gestione  dei  rifiuti ottimale  è,  come  d’altro  canto  stabilito  dalla  direttiva  2008/98/EC  del  19  novembre  2008 (recepita nell’ordinamento nazionale), quello che prevede formalmente una chiara gerarchia delle forme della gestione stessa. Un sistema quindi complesso, con una pluralità di percorsi e di soluzioni sia gestionali che tecniche, che vede necessariamente coinvolti in forma attiva tutti gli attori della filiera, a partire dai produttori dei beni sino ai cittadini/consumatori, dalle istituzioni  pubbliche  e  alle  imprese  del  settore  rifiuti,  dalla  distribuzione  ai  produttori  di energia.
E’ importante sottolineare che non si tratta di una semplice pluralità di linee di intervento e di opzioni che si offrono indifferentemente (e quindi intercambiabili tra loro), ma appunto di una “gerarchia” che stabilisce un chiaro ordine di priorità, per cui si può passare alla forma di gestione  successiva  solo  ove  quella  precedente  si  sia  dimostrata  non  applicabile tecnicamente o radicalmente insostenibile da punto di vista economico e delle opportunità
offerte dal mercato.
Nell’ordine, quindi:

  • Riduzione a monte dei rifiuti (prevenzione e ecodesign)
  • Riutilizzo
  • Riciclo sotto forma di materia
  • Recupero sotto forma di energia elettrica e/o termica
  • Smaltimento in discarica

the waste Hierarchy

 

Solo  seguendo  uno  schema  di  questo  tipo,  si  può  massimizzare  il  recupero  in  primis  di materia e, al contempo, minimizzare il ricorso allo smaltimento in discarica, che oggi in Italia riguarda  ancora  il  42,1%  dei  rifiuti  urbani  contro  il  22,8%  di  riciclo  di  materia,  il  16,9%  di incenerimento, l’11,6% di trattamento biologico della frazione organica e un misero 1,8% di utilizzo come fonte di energia (i dati sono tratti dal Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2013, curata da ISPRA, che fa riferimento al 2011).
Dato  per  scontato  e  doveroso  l’impegno  “a  monte”  sul    fronte  della  prevenzione,  i  temi centrali sono quindi, nell’ordine, quello dell’incremento delle raccolte differenziate di qualità, tale da assicurane sempre e comunque il “buon fine” a riciclo, e quello dell’individuazione di soluzioni  alternative  alla  discarica  per  la  quota  di  rifiuti  non  intercettata dalla raccolta  differenziata  ma  anche  per  quei  rifiuti  c che, anche  se differenziati, per  le loro caratteristiche faticano a trovare collocazione sul mercato  delle  materie seconde, finendo per costituire di fatto “scarti” dei processi di riciclo a valle della r.d. stessa.

In questa ottica, e solo nell’ambito di questo sistema complesso, gerarchizzato e basato sulla complementarietà,    l’attenzione  va  posta  allora  anche  sulle  opportunità  che  nascono  dal “combustibile  derivato dai  rifiuti” ormai noto come CSS ‐ Combustibile Solido Secondario.

Il  Dlgs  205/2010,  che  ha  introdotto  la  nuova definizione  di  “Combustibile  Solido  Secondario” CSS, e in seguito il Decreto “Clini”  (D.M.n°  22  del  14 Marzo  2013),  offrono infatti  ora  la  possibilità  di un  utilizzo  più  ampio  ma anche più mirato dei rifiuti, opportunamente  selezionati,  da  impiegare  nei processi di combustione in alternativa  ai  combustibili  fossili.  Cementifici,  centrali  termoelettriche  a  carbone,  centrali dedicate  e  altri  impianti  di  produzione  di  energia,  possono  sostituire  il  carbone  con  tali materiali, operando una scelta che consente una riduzione delle importazioni dall’estero di  materie prime energetiche, associata   ad una riduzione delle emissioni di CO2, con indubbi vantaggi sul piano ambientale ed economico.

Le sperimentazioni in atto da diversi anni soprattutto in  Veneto e in Piemonte, dimostrano che l’utilizzo del CSS permette una netta riduzione degli ossidi di azoto e l’annullamento delle polveri sottili e ceneri, con un ingente
risparmio di CO2 ( gas serra) e nessun rischio di produzione delle diossine.

Il CSS, proprio in virtù del citato “Decreto Clini”, è il combustibile che deriva da una ben precisa e controllata lavorazione a partire da tipologie di rifiuti rigorosamente individuate e, proprio in virtù di specifiche così severe e di processi tanto dettagliati, è considerato a tutti gli effetti un prodotto combustibile e non più un rifiuto.

E’  così  ampiamente  superato  non  solo  il  concetto  di  “termovalorizzatore”  seppure  con recupero di energia, ma anche quello del c.d. CDR (Combustibile da Rifiuti) che, presentando caratteristiche qualitative  nettamente  inferiori a quelle previste per il CSS, era giustamente considerato  ancora  un  rifiuto  e  quindi  imponeva  anche    a  chi  volesse  servirsene  come combustibile di sottostare  alla specifica  normativa di  settore in  campo  autorizzativo.

Non  si  tratta  di  una  mera  questione  nominalistica,  ma  di  una  vera  e  propria  rivoluzione: finalmente  è  possibile  utilizzare  in  piena  sicurezza  e  in  impianti  termici  esistenti  (quindi niente  “nuovi  camini”  dedicati)  un  combustibile  dalle  caratteristiche  ben  definite  e  controllate,  contribuendo  al  fabbisogno  energetico  del  Paese  e  uscendo  definitivamente dalla nozione di “smaltimento”.

Aitec tabellaIn  questo  modo  l’Italia, incrementando  la raccolta differenziata e il riciclo  di  materia  ma anche  sfruttando appieno  le  potenzialità del  CSS,  potrà  allinearsi con  i  paesi  europei  più avanzati  sul  piano  della tutela  ambientale, azzerando  tendenzialmente  il  ricorso  alla discarica.  D’altronde  il gap maggiore del nostro Paese  è  proprio  nello sfruttamento energetico dei  rifiuti,  laddove  nazioni  come  l’Olanda  hanno  da  anni  un  tasso  di  sostituzione  dei  combustibili fossili tradizionali ad esempio nei cementifici pari al 98%, contro l’attuale 8% dell’Italia.

E’ su queste basi e partendo da tali presupposti che è stato costituito il Consorzio Ecocarbon, un consorzio aperto alla partecipazione dei soggetti dell’intera filiera:

                  • Produttori e detentori del rifiuto trasformabile in CSS
                  • Trasformatori della frazione secca del rifiuto in CSS
                  • Utilizzatori finali del CSS
                  • Mondo dell’associazionismo d’impresa e ambientale ‐  Enti Pubblici e di controllo.

Lo  scopo  è  quello  di  costruire  un  punto  di  incontro  e  confronto  fra  domanda  e  offerta  di materiale e di combustibile alternativo, promuoverne l’impiego e, in ultima analisi, creare tutte  le  opportunità  e  le  possibilità  per  dar  vita  ad  un  mercato  del  CSS  trasparente, competitivo, controllato e certificato.
L’obiettivo finale è quello della realizzazione della cosiddetta politica dei “Rifiuti Zero”, come ha indicato la comunità europea.

Be the first to comment.

Leave a Reply


You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code
     
 

*